12 ottobre 2015

Università: il governo schiaffeggia i docenti

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Con indomito sprezzo del ridicolo, il premier Renzi continua a prendere in giro gli italiani. Dopo aver costretto migliaia di insegnanti a lavorare lontani da casa, dopo aver ignorato le competenze di valenti studiosi italiani nominando al vertice dei musei dirigenti stranieri non candidati e non candidabili al Nobel, adesso il governo schiaffeggia gli oltre mille docenti universitari in attesa da due anni della chiamata in servizio, dopo aver vinto un difficilissimo concorso nazionale, con la presenza di commissari stranieri.

L’annuncio di richiamare in Italia con una corsia tutta renziana 500 studiosi italiani all’estero sarebbe comprensibile se non fosse la prova di una contraddizione clamorosa: l’esistenza di straordinari studiosi italiani vincitori di concorso che rischiano invece di andare all’estero proprio perché lo Stato non da’ risposte. Noi siamo favorevoli al ritorno dei cervelli italiani dall’estero, ma questo annuncio ci sembra l’ennesimo effetto speciale nel tipico stile renziano: un’offesa a tutti i ricercatori e i professori in servizio precario oggi nelle università italiane alle prese con tali difficoltà di bilancio da non essere in grado di dare corso alla più elementare delle regole esistenti: l’entrata in servizio dopo aver vinto un concorso.

A ciò si aggiunga la svendita di interi pezzi del sistema Italia, la mancata presentazione dei piani strategici per il Mezzogiorno, e il risultato è quello di una Nazione che non garantisce più nessuna certezza del diritto ai suoi cittadini, che ormai hanno scoperto il giochetto delle tre carte del premier. Anziché fare annunci consiglio al presidente del Consiglio di studiare meglio i dossier sull’argomento. In contemporanea i ricercatori e i docenti universitari italiani continueranno ad essere precari, proseguendo a pagare di tasca propria ricerche e studi, nella consapevolezza che devono ringraziare questo governo per aver distrutto quel poco che rimaneva dell’efficienza universitaria italiana, come confermano anche le più recenti classifiche internazionali sull’efficienza degli atenei.